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8 settembre 2006
Ora di chiudere.
Da oggi questo blog chiude in via definitiva.
Non ho intenzione di lanciarmi in tirate introspettive spiegando dettagliatamente il perchè di questa scelta. Ringrazio tutti coloro che hanno condiviso con me questa esperienza e che mi hanno supportato in questi mesi. Non farò nomi perchè, oltre ad essere troppi, quelli di cui parlo lo sanno già. Grazie. Ci vediamo in giro.
| inviato da il 8/9/2006 alle 0:49 |
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1 settembre 2006
Moralismo disimpegnato (e disinformato).

Da un sottosegretario generale per le emergenze umanitarie del'ONU ci si aspetterebbero accertamenti legali e non condanne morali. Quelle le può fare qualunque portavoce di una NGO umanitaria. Le possiamo fare anche noi da casa. Il web è strapieno di gente che lancia condanne morali.
A tal proposito le dichiarazioni di Jan Egeland dal Libano, a queste orecchie, più che scandalizzare o invogliare a battere le mani esclamando "meno male che c'è l'ONU", suonano come l'ennesima prova di pressapochismo e di sostanziale inutilità dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.
A guerra ancora in corso Egeland dichiarò: "Hezbollah, fermate questo modo vigliacco di mischiarvi a donne e bambini! Ho sentito che gli Hezbollah si dicevano fieri di aver perso pochi guerrieri e che le vittime erano per lo più civili. Non penso che si possa essere fieri di avere più donne e bambini uccisi che uomini!"
Si tratta di una condanna morale? No perchè quelle, come abbiamo detto, le può fare chiunque. Si tratta di un appello a Hezbollah? Secondo voi nel bel mezzo di una guerra serve a qualcosa? Si tratta di una denuncia di crimini di guerra? In quel caso da un sottosegretario ai diritti umani ci si aspetterebbe che investighi eventuali violazioni del codice di guerra (quantomeno prima di esprimersi con cotanta sicumera) e non che si limiti a lanciare anatemi sulla base delle vanterie di un qualunque miles gloriosus indigeno.
In seguito ci sono voluti gli Israeliani per mostrarci i video dei militanti Hezbollah che sparavano razzi da edifici civili, perciò l'indignazione morale di Egeland, ben intenzionata o no che fosse, è servita solo a fare rumore e magari a gratificare l'immagine angelicale delle Nazioni Unite e dello stesso Egeland, ma non ha portato a nessun risultato concreto.
Con questo non voglio affermare che ci si debba dimenticare degli aspetti morali della questione, ma che occorre considerarli a modo e tempo debito. E soprattutto che non vanno utilizzati per mascherare una sostanziale impotenza di fatto. Che l'ONU, attraverso i suoi funzionari, si metta su un alto piedistallo morale non ci serve a niente. Serve solo all'ONU per darsi importanza.
Invece Egeland, anche a guerra finita, insiste a mettere la questione su un piano strettamente morale. Ha infatti condannato l'uso "immorale", parole sue, fatto dagli Israeliani delle bombe a grappolo (Cluster Bombs). Si tratta di ordigni sganciati da aerei che si aprono in aria rilasciando numerose submunizioni esplosive. Da qualche anno a questa parte esiste una nuova tendenza alla mostrificazione di alcuni sistemi d'arma assolutamente legali e niente affatto "non convenzionali". Le Cluster Bombs e il mai dimenticato fosforo bianco sono tra questi, le prossime, ve lo annuncio, sono le armi termobariche. Armi "cattive" si, ma non più di quanto lo siano tutte le altre armi. Armi che tuttavia colpiscono l'immaginazione del pubblico e che per questo vengono prese spesso ad esempio dell'atrocità della guerra. Il martellamento mediatico che ne segue tende a far si che, in assenza di maggiori informazioni, il largo pubblico tenda a rabbrividire al solo sentirle nominare e ad assumere automaticamente che l'uso di questi sistemi d'arma sia illegale in quanto immorale. In pratica questo non ne ferma affatto l'utilizzo ma fornisce munizioni alla propaganda di guerra di tipo scandalistico di tutte le parti, oltre che alti piedistalli morali ai moralizzatori di turno.
Nel caso specifico Jan Egeland trova immorale non solo l'uso di Cluster Bombs da parte degli Israeliani, ma il fatto che esse siano state utilizzate "nelle ultime 72 ore del conflitto, quando già sapevamo che ci sarebbe stata una risoluzione". Questa affermazione costituisce una clamorosa manipolazione degli eventi in logica prettamente onusiana. Secondo Egeland, il fatto che un cessate il fuoco mediato dall'ONU stia per essere implementato è una sorta di avvento che dovrebbe spingere le parti in causa a cessare il fuoco prima ancora che il cessate il fuoco entri in vigore. Sappiamo tutti benissimo che nel mondo reale il cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah è stato in forse fino all'ultimo e che ha rischiato, come spesso accade ai cessate il fuoco, di naufragare a causa di varie violazioni da entrambe le parti anche dopo essere entrato in vigore.
Venendo al lato più tecnico della questione, un problema effettivo delle Cluster Bombs è che lasciano una certa quantità di ordigni inesplosi sul terreno, ordigni che, naturalmente, rimangono a rischio di esplosione. Il problema degli ordigni inesplosi è purtroppo comune ad ogni dopoguerra e non è limitato alle Cluster Bombs. In Libano oltre alle submunizioni delle Cluster Bombs ci saranno bombe, razzi, missili e proietti d'artiglieria sparati da entrambe le parti in causa, e in Israele ci saranno indubbiamente parecchi razzi Hezbollah inesplosi in attesa del primo bambino che ci si metta a giocare.
E' opportuno che Egeland come sottosegretario ai diritti umani, si occupi della questione, ma sarebbe anche opportuno che se ne occupasse a un livello professionale e non emozionalscandalistico. Invece si ha l'impressione che si ripeta il ricorso a dicerie già visto nel caso a guerra in corso di cui sopra.
Egeland ha infatti dichiarato che in Libano ci sono circa 100.000 submunizioni di Cluster Bombs inesplose, oltre a 20.000 altri ordigni.
Centomila sono un bel po'. Facendo due rapidi calcoli una Cluster Bomb standard, come la CBU87 utilizzata dagli Israeliani, contiene 202 submunizioni. Di queste circa il 7% è probabile che non esplodano, il che fa una media di 14 submunizioni inesplose per bomba. Si aggiunga en passant che di quelle non esplose, solo circa il 13% è ad alto rischio di esplosione anche se tutte rimangono comunque potenzialmente pericolose. Per accumulare sul suolo Libanese 100.000 submunizioni inesplose gli Israeliani avrebbero dovuto sganciare qualcosa come 7142 Bombe Cluster (100.000/14=7142), la maggior parte delle quali in 72 ore.
Per chi non avesse idea di cosa ciò comporterebbe anche per un'aviazione potente come quella israeliana, diremo che missioni di bombardamento con Cluster Bombs su vaste aree furono messe in atto dagli USA in Vietnam con l'utilizzo dei possenti bombardieri strategici B52, di cui gli Israeliani certo non dispongono. In quelle missioni ogni B52 sganciava 45 Cluster Bombs, un numero che i cacciabombardieri israeliani possono solo sognarsi.
Sganciare 7142 Cluster Bombs in 72 ore richiederebbe qualcosa come 158 missioni di B52. Se, diciamo, un terzo di queste missioni fossero state condotte prima delle fatidiche 72 ore si otterrebbe un totale di 104 missioni di B52. Assegnando ad un F16 SUFA, il cacciabombardiere standard della Heyl Ha' Avir israeliana, un totale già molto generoso di 6 Cluster Bombs per aereo (2-4 sarebbe più realistico), si otterebbe un totale di 1190 missioni in 72 ore, 792 se un terzo delle missioni fosse stato condotto in precedenza. Questo solo di missioni aeree di attacco al suolo e solo di quelle con Cluster Bombs.
C'è da essere scettici, ma soprattutto da domandarsi: come è arrivato Jan Egeland al numero di 100.000 submunizioni inesplose?
| inviato da il 1/9/2006 alle 20:49 | |
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1 settembre 2006
La Fantascienza (e non solo quella) al Governo.
Sull'ultimo numero della Rivista Italiana Difesa il Direttore Andrea Nativi ci mette a parte delle tragicomiche prestazioni professionali (perchè la politica professione è) di "un vero esercito tra Ministri, Viceministri e Sottosegretari" italiani recatisi in rappresentanza al Salone Areonautico Internazionale di Farnborough, Gran Bretagna, il più prestigioso del mondo nel suo genere.
"Certo che", osserva Nativi, "se si deve giudicare da questa prima 'uscita' internazionale, la situazione non è davvero rassicurante".
E prosegue: "tra incidenti diplomatici sfiorati (quando il Ministro dei Trasporti Bianchi [ind. PDCI ndw] ha "abbandonato" il potentissimo Ministro della Difesa malese, ospite di riguardo insieme al suo collega dei trasporti), incapacità a rispondere alle domande della stampa e dichiarazioni almeno inopportune, il bilancio non è davvero positivo".

La palma del "ma che cazzo ce sei venuto a fa" spetta sicuramente al Sottosegretario all'Industria Alfonso Gianni[PRC], stretto collaboratore di Fausto Bertinotti e coautore di molti suoi libri, il quale visitando il padiglione di Finmeccanica e imbattendosi nel nuovo caccia europeo Typhoon in fase di consegna all'Areonautica Militare "per poco non sveniva alla vista di tale strumento di morte e subito si lanciava in un'accorata dissertazione sulla necessità di sostenere gli investimenti in tecnologie di diversa natura, anche spaziali "perchè ci sono nuovi mondi da scoprire, forse abitati".
 Alfonso Gianni, Sottosegretario all'industria
Sarebbe forse il caso di citare il Giulio Cesare dell'ultima truculenta serie televisiva sull'antica Roma ed esclamare "la nostra amata Repubblica è nelle mani di pazzi!"?
Ma Andrea Nativi preferisce un tono più diplomatico: "in attesa di salire con il Capitano Kirk su qualche astronave, suggeriamo al Sottosegretario di farsi spiegare cosa produce Finmeccanica. E se ciò non è di suo gradimento, si può anche evitare la trasferta a Londra. Tanto non è difficile trovare un altro Sottosegretario [in fondo a quel Ministero ce ne sono solo altri tre. ndwellington] che lo possa sostituire in questa via crucis".
Ma in fondo, caro Nativi, come si fa a rinunciare a una vacanza a spese del contribuente nella bellissima Londra, soprattutto se si è comunisti e quindi proletari, al solo prezzo di posare gli occhi su uno strumento di morte Made in Italy?
"Purtroppo", continua Nativi, "battute di questo tenore [quella di Gianni, non la mia ndwellington] si sono udite anche da parte di alcuni responsabili della Difesa, a Londra come, in precedenza, a Eurosatory [salone parigino di armamenti terrestri e, come Farnborough, il più prestigioso del mondo nel suo genere. ndwellington]".
Nativi conclude suggerendo che "chi ha incarichi di una qualche responsabilità abbandoni il ciarpame ideologico e si metta a lavorare per il bene del paese".
Dal canto mio, come contribuente italiano, preferisco più modestamente proporre che, per evitare altre massiccie trasferte di "un vero esercito tra Ministri, Viceministri e Sottosegretari" italiani, il Salone Areonautico di Farnborough sia spostato ad Agades nel Niger. Ho controllato con Google Earth: la pista d'atterraggio c'è.
 Flag courtesy of Grendel From The Moor
| inviato da il 1/9/2006 alle 6:35 | |
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31 agosto 2006
Indimenticabili Dialoghi Cinematografici
Oggi rilassiamoci con un post leggero.

Jean-Pierre: Sono i Quarantasette Ronin. Li conosci? Sam: [scuote la testa] Jean-Pierre: Quarantasette Samurai, il cui padrone è stato tradito e ucciso da un altro signore. Sono diventati 'Ronin'. Samurai senza padrone. Caduti in disgrazia per il tradimento di qualcun altro. Per tre anni hanno tramato. Fingendosi ladri, mercenari, perfino pazzi (questi non ho avuto ancora il tempo di farli). E poi una notte hanno colpito. Si sono intrufolati nel castello del traditore uccidendolo. Sam: Bello. Mi piace. Come avrei fatto io. Jean-Pierre: C'è qualcos'altro. Tutti e quarantasette hanno poi commesso Seppuku, il suicidio rituale, nel cortile del castello. Sam: Questo mi piace di meno. Jean-Pierre: Comunque lo capisci. Sam: Come sarebbe "lo capisco"? Jean-Pierre: Il codice del guerriero...il gusto della battaglia...questo lo capisci vero? Ma esiste qualcosa di più...capisci che c'è qualcosa oltre te stesso a cui essere fedeli. E quando questo ti lascia, quando ciò in cui credi non c'è più, cosa sei tu? Un uomo senza padrone? Sam: Al momento sono un uomo senza stipendio. Jean-Pierre: I Ronin avrebbero potuto lavorare per un nuovo padrone. Avrebbero potuto combattere solo per se stessi. Ma hanno scelto l'onore. Hanno scelto il mito. Sam: Hanno scelto male.
Da 'Ronin' di John Frankenheimer.

| inviato da il 31/8/2006 alle 19:21 | |
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30 agosto 2006
Un po' di teoria.
Da Libertarian una molto ben fatta analisi su difesa e anarcocapitalismo. Assicurazione o orda?.
| inviato da il 30/8/2006 alle 19:0 | |
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29 agosto 2006
E chi l'avrebbe mai detto!!! Era solo fumo!
Linko da s1m0ne. E' stata identificata la terribile e sconosciuta "arma chimica" (stranamente, aleggiava anche il termine "fosforo") utilizzata dagli israeliani in Libano. Era fumo. Fumo nero dal quale era stata annerita la pelle delle vittime. Ora la domanda è: era fumo israeliano? E se lo era, era fumo de kuello bbono? La misteriosa bomba chimica sbandierata in fotografia dai soliti sensazionalisti incompetenti era in realtà un sistema di sminamento. Documentario con sottotitoli in Inglese.

| inviato da il 29/8/2006 alle 22:51 | |
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29 agosto 2006
"Quelli della lobby" ce rifanno.
Forse qualcuno ricorderà la polemica dello scorso Marzo sui due professori di International Relations dell'Università di Chicago e di Harvard, John Mearsheimer e Stephen M. Walt, che in un paper accademico avevano sostenuto che la politica estera degli USA viene dirottata da una "Lobby Israeliana". Il paper era stato giudicato poco professionale, soprattutto per due accademici di tale livello, e erano fioccate le accuse di antisemitismo accompagnate dalla soddisfazione di David Duke, l'ex-capo del Ku Klux Klan che si è rifatto una carriera come "critico" di Israele.
La polemica si è riaccesa ieri quando Mearsheimer si è degnato di partecipare a una conferenza del CAIR (Council on American-Islamic Relations) indossando una spilla che diceva "combatti la lobby israeliana" e lasciandosi andare a teorie ancor meno accademiche di quelle già lette nel suo paper. Eccone un resoconto.
E in Italia? Come vanno le cose con l'UCOII?
PS: ecco anche, off topic, un articolo di Caroline Glick sul jamboree mediatico filo-terrorista che sta imperversando sul pianeta.
| inviato da il 29/8/2006 alle 22:25 | |
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28 agosto 2006
Bunker Hezbollah sotto il naso dell'Onu
Una rete di bunker lunga due chilometri, a decine di metri di profondità. Ma soprattutto sotto il naso dei caschi blu dell’Unifil. Una delle tante uscite dei «tunnel» sbuca poco distante da una torretta di avvistamento delle truppe Onu lungo il confine Israele-Libano. C’è da chiedersi come i soldati non abbiano potuto accorgersi dei lavori eseguiti dall’Hezbollah. O forse non hanno voluto vedere quello che accadeva poco lontano.
L’esercito israeliano ha diffuso ieri le immagini (video)dei bunker scoperti vicino alla frontiera, uno dei tanti costruiti dopo il 2000 dai militanti del partito di Dio. I «genieri» dell’Hezbollah, forse assistiti da consiglieri iraniani, hanno fatto le cose per bene. L’ingresso mimetizzato, i corridoi dotati di luce e impianti di aerazione (riscaldamento, aria condizionata), bagni e cucina. Quindi una serie di gallerie collegate ad altrettante uscite, utilizzabili per lanciare missili anti-carro o preparare agguati. All’interno riserve di armi, esplosivo e viveri.
Secondo gli israeliani l’Hezbollah ha realizzato decine di avamposti nei pressi di villaggi e vicino al confine. In alcuni casi i bunker erano dotati di sistemi televisivi a circuito chiuso e visori notturni sofisticati d’origine britannica. Collegati ad un computer registravano le mosse delle pattuglie israeliane e ne studiavano le tattiche. E’ probabile che il contingente Unifil, durante la sua missione, troverà molti di questi rifugi. Ammesso che ai soldati vengano impartiti ordini in questo senso.
Guido Olimpio
Fonte: Corriere della Sera
| inviato da il 28/8/2006 alle 23:26 | |
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28 agosto 2006
I caschi azzurri e la pace giusta.
di
Angelo Panebianco Non ci si può meravigliare troppo per la foto pubblicata ieri dal Corriere. Vi
si vedono alcuni giovani che, del tutto indisturbati, innalzano
immagini di Hassan Nasrallah, il capo degli Hezbollah, un uomo di
guerra, durante la marcia per la pace Perugia-Assisi. Così come non ci
si può meravigliare per la partecipazione alla marcia dei
rappresentanti dell'Ucoii, l'organizzazione islamica, ispirata ai
Fratelli musulmani, che paragona Israele al nazismo.
Né per la folta presenza, documentata dai cronisti, di simboli e
bandiere palestinesi. Chi si meraviglia mostra di non avere mai
compreso di quante e quali ambiguità politiche sia impregnato il
pacifismo italiano. Piuttosto, sarebbe interessante sentire cosa
pensino di tutto ciò i molti politici della maggioranza che erano
presenti alla marcia e che si sono affrettati a dichiarare la piena
sintonia fra la manifestazione d'Assisi e l'azione del nostro governo.
La missione militare nel Libano meridionale cui l'Italia si
appresta a partecipare con un ruolo di rilievo è necessaria,
fondamentale. Ed è giusto essere orgogliosi del fatto che l'Italia si
sia impegnata a fare la sua parte. Però non ci si può nemmeno
nascondere la circostanza che l'Italia, nella sua classe politica e
nella sua opinione pubblica, mentre è unita nel sostenere la missione,
non lo sia altrettanto nelle motivazioni per cui la sostiene. C'è
«unità» sulla missione, non sui suoi scopi. Se ne è accorto benissimo
Furio Colombo che, sull'Unità di ieri, ha osservato che molti, a
sinistra, intendono la missione come una «camicia di forza» da porre
intorno a Israele, il cattivo Israele contro cui hanno combattuto i
nobili resistenti di Hezbollah: in una visione delle cose che è
sostanzialmente complice di coloro che hanno scatenato la guerra
(Hezbollah, finanziato e sostenuto dall'Iran) e il cui progetto era e
resta quello di realizzare, prima o poi, la distruzione dello Stato di
Israele.
Come conciliare tali motivazioni con quelle di chi pensa invece che
la missione abbia il compito immediato di proteggere i confini di
Israele dalla minaccia rappresentata da Hezbollah e quello, di più
lunga lena, di creare le condizioni per il disarmo del «partito di Dio»?
Forse i fatti daranno ragione alle speranze di chi ritiene che la
missione possa stabilizzare la tregua e dare l'avvio a un periodo di
pace (così, ad esempio, ieri, su questo giornale, un grande esperto di
questioni militari, e di conflitto mediorientale, come Martin van
Creveld). Ma è anche possibile che Hezbollah, una volta ricostituite le
sue forze grazie agli iraniani, ricominci a colpire Israele. Obbligando
di nuovo gli israeliani a reagire. La missione si troverebbe allora tra
due fuochi. Che effetti avrebbero sulla nostra partecipazione, a quel
punto, gli orientamenti, così palesemente divisi e contraddittori,
dell'opinione pubblica italiana?
Per ora registriamo il fatto che ci sono settori non irrilevanti
del nostro Paese che hanno in orrore le missioni militari solo se il
loro segno è, senza ambiguità, pro occidentale (come quella svolta in
Iraq o quella tuttora in corso in Afghanistan). Questi stessi settori
possono invece appoggiare una missione militare se, anche a dispetto
delle motivazioni ufficiali del governo, sono in grado di attribuirvi
in qualche modo, come nel caso della missione in Libano, un significato
antioccidentale e, nello specifico, antiisraeliano. Anche a prescindere
dal livello di rischio. Forse ancor più elevato in Libano che in Iraq o
in Afghanistan.
Fonte: Corriere della Sera
| inviato da il 28/8/2006 alle 10:38 | |
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28 agosto 2006
Piccolo avvertimento sui commenti.
Un episodio verificatosi sul Blog di Barbara che ha portato alla cancellazione (per me comprensibilissima) di un'intera serie di commenti completamente Off Topic e in parte stralunati mi da' l'occasione di spiegare perchè, dopo oltre un anno di esistenza, questo blog sia in procinto di cambiare la sua politica riguardo ai commentatori. Cosa che ha già portato alla cancellazione degli ultimi due trolleggiamenti del mendace individuo il cui auto(e solo auto)celebrato umorismo ci ha intrattenuto nelle ultime settimane, anche se quanto segue non riguarda direttamente il suo caso ne' tale decisione è stata causata dalle sue occasionali e ingiustificatamente autocompiaciute incursioni.
Il fatto è che, l'eventualità non si è ancora verificata in maniera estesa su questo blog, ma è ormai troppo frequente vedere nella blogosfera l'argomento di vari posts completamente snaturato e la discussione che ne deriva dirottata di forza ben oltre l'Off Topic su lande desolate tramite insulti, offese, sarcasmo, provocazioni e semplice roba che non c'entra un cazzo. Più spesso tramite un mix di tutto ciò.
Se io tengo un giro di conferenze su "conce e pellami" e ad ogni conferenza un gruppo di animalisti si presenta a manifestare placidamente fuori dalla porta (o anche dentro, in silenzio, reggendo cartelli contro l'uso commerciale del cuoio conciato), sia io che loro stiamo esercitando il nostro diritto alla libertà di espressione. Se gli stessi animalisti irrompono in ciascuna delle mie sale conferenze urlando, fischiando, facendo pernacchie, interrompendo, chiamandomi con vari appellativi, insultando gli ascoltatori, pretendendo che si cambi tono, argomento e finalità della discussione e continuano fino a rendermi impossibile il proseguire o finchè nessuno si ricorda più di che cosa si era venuti a parlare, allora LORO stanno di fatto impedendo a ME di esprimermi.
Quando su un blog commentatori diversi, in maniera puntuale e ad ogni nuovo post si comportano come gli animalisti dell'esempio di cui sopra, si passa dalla semplice seccatura allo snaturamento imposto dall'esterno della finalità stessa del bloggare.
Questo blog è rimasto aperto per oltre un anno con i commenti completamente liberi. In oltre un anno ho beccato insulti, offese gratuite, improbabili Off Topics e generiche cazzate. Ho sempre risposto a tono e fino a ieri solo in una occasione avevo cancellato un commento (perchè conteneva un esplicito invito alla violenza fisica). Ora sono anch'io costretto a rivedere le regole per i commenti, anche se ancora non so quali criteri adottare. Questo perchè vedo troppo spesso discussioni dirottate dove non appartengono o trasformate in bagarre.
Certo questo dà l'opportunità ai censurati di fare le vittime e di accusare "Voi Liberali" di ipocrisia, ma non c'è niente di illiberale nel difendersi dall'illiberalità altrui. I Liberali non si fanno mettere la museruola, nemmeno con metodi indiretti.
Come ho detto sto ancora riflettendo sui criteri di accettazione da adottare per i commenti, e non è escluso che alla fine non se ne farà niente, ma nel frattempo questo valga come piccolo avvertimento.
| inviato da il 28/8/2006 alle 2:16 | |
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AUT TACE, AUT LOQUERE MELIORA SILENTIO
"Se quelli che dicono male di me sapessero quello che penso di loro... direbbero molto peggio". - Sacha Guitry
 "L'Uomo è l'unico animale capace di farsi stupido". - André Glucksmann





 "Il risultato è che la cosiddetta "propaganda pacifista" è altrettanto disgustosa che la propaganda di guerra. Come la propaganda di guerra si concentra nel promuovere una "tesi", oscurando il punto di vista dell'avversario ed evitando le domande scomode". - George Orwell












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